Roberto Rocca
Proporzionale, maggioritario o… il solito minestrone italiano?

Continua il dibattito sulle riforme, in particolare sulla necessità di una riforma dell’attuale legge elettorale chiamata “porcellum”.

E’ pur vero che dei correttivi all’attuale legge sarebbero necessari:

  1. introduzione delle preferenze. In questo modo si dà all’elettore la possibilità di scegliere chi votare e chi mandare in Parlamento. E’ ovvio, però, che la scelta dei candidati da inserire nelle liste rimane sempre in carico e nelle facoltà delle segreterie dei partiti.
  2. uniformare il sistema di calcolo dei seggi da assegnare alla Camera e al Senato in modo che si abbia una maggioranza simile in entrambi i rami del Parlamento evitando problemi di governabilità come già avvenuto con il Governo Prodi tra il 2006 e il 2008. Attualmente questi conteggi in Senato sono effettuati su base regionale, come previsto dalla Costituzione “Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale” Art. 57. Pertanto, in questo caso, sarebbe necessaria una legge costituzionale. E ci si deve ricordare che il Presidente Ciampi rimandò indietro questa nuova legge in quanto la versione a lui presentata non rispettava l’art. 57 e quindi sarebbe stata incostituzionale. Apportate le dovute modifiche il Presidente Ciampi firmò la legge.

Se proprio volessimo esagerare, ma non sarebbe un’esagerazione, ma semplicemente un modo per osteggiare i famosi “cambi di casacca” o anche i leggendari “voltagabbana”, bisognerebbe introdurre una modifica all’art. 67 della Costituzione “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Proprio il “senza vincolo di mandato” consente ai Parlamentari di fare quello che vogliono: creare gruppi nuovi, sostenere chi vogliono, passare da una parte all’altra della barricata, senza mantenere una coerenza con l’impegno preso con l’elettore. Una fattispecie di clausola contro i cambi parlamentari di maggioranza era già stata inserita nella legge costituzionale del 2005, legge che fu bocciata dal referendum confermativo del 2006.

Ora, ci sono quelli che vorrebbero reintrodurre la legge precedente chiamata “mattarellum” sostenendo che si dà la possibilità di scelta all’elettore di scegliere il parlamentare.

Il Mattarellum prevede l’assegnazione dei seggi per il 75% mediante l’elezione di candidati in collegi uninominali (475 per la Camera e 232 per il Senato) secondo un meccanismo maggioritario a turno unico: viene eletto parlamentare il candidato che ha riportato la maggioranza relativa dei suffragi nel collegio. Il restante 25% dei seggi viene invece assegnato con metodo tendenzialmente proporzionale, ma con meccanismi diversi tra le due Camere. A Montecitorio, accedono alla suddivisione dei seggi le liste che hanno raggiunto la soglia di sbarramento del 4%. Prima della ripartizione occorre però applicare il meccanismo dello scorporo, per cui alla lista vengono sottratti i voti ottenuti dal candidato ad essa collegato che ha vinto nel collegio. A Palazzo Madama, invece, si applica il metodo proporzionale ai gruppi di candidati perdenti collegati in una lista regionale, all’interno dei quali vengono eletti i candidati sconfitti nell’uninominale meglio piazzati, una volta verificato il numero di posti spettanti in base ai voti.

Ora, parlando con meno tecnicismi, cosa accade? Che i partiti si uniscono insieme sotto una coalizione per riuscire a prendere più voti degli altri partiti o delle altre coalizioni. Ovviamente ci sono i collegi definiti perdenti, quelli definiti incerti, e quelli definiti sicuri in base all’esito previsto per ciascuno. E quindi? I partiti facenti parte di una coalizione si spartiscono i seggi (in base al loro peso all’interno della coalizione) in modo equo tra quelli perdenti, gli incerti e quelli sicuri.

E per l’elettore? per esempio un elettore cattolico di centro-sinistra, potrebbe trovarsi nel proprio collegio come candidato della coalizione di riferimento, un rappresentante di SEL. Come anche è successo in passato, quando un elettore cattolico di centro-destra si è trovato nel collegio un rappresentante radicale.

Ricapitolando: si formano le coalizioni, si spartiscono i seggi tra sicuri/incerti/perdenti, le segreterie scelgono i candidati da mettere (che a questo punto sono 1 per coalizione/partito), l’elettore vota per la coalizione che vuole.

Ora…qualcuno mi dica ancora che questo tipo di legge consente all’elettore di scegliere chi votare!!!

E’ ovvio che un sistema di tipo proporzionale miri a riprodurre in un organo di rappresentanza le proporzioni delle diverse parti dell’elettorato. La proporzionalità può essere alterata in vari modi: riducendola si combatte la frammentazione, tendenza ben nota nei sistemi proporzionali; ciò può avvenire variando il metodo di assegnazione dei seggi, introducendo una soglia, o limitando il numero di seggi in palio in ciascuna circoscrizione.

Quindi il discorso, se proprio, può girare attorno a quei metodi per correggere e alterare la proporzionalità, cioè i premi di maggioranza, la soglia di sbarramento etc… 

Il dibattito, in questi giorni, si sofferma molto su quell’aspetto dell’attuale legge che è il premio di maggioranza. Al momento il premio viene dato alla coalizione che ha preso più voti. 

Qualcuno vorrebbe darlo al partito, qualcun altro tenerlo così com’è… ma ognuno si fa i conti in base ai propri interessi…il cittadino è sempre l’ultimo pensiero.

Ritengo che un sistema proporzionale, con le preferenze e con i dovuti correttivi quali premio di maggioranza e soglia di sbarramento, sia il sistema migliore. L’obiettivo , per tutti, deve essere di garantire la governabilità e la stabilità!

A quanto pare, invece, l’interesse è pensare a come vincere ed eventualmente a come perdere poco, e non come a fare bene per governare bene!

  1. postato da roccaroby